Il “metodo” di Maria Montessori (anche se lei non amava chiamarlo cosi), è nato dall’osservazione metodica dei bambini, come già altri avevano fatto prima di lei.
Solo spogliandosi da preconcetti si può davvero essere liberi di osservare e di comprendere realmente la natura ed i bisogni del bambino.
Maria cominciò ad osservare i bambini “deficienti” con i quali si trovò a lavorare a Roma, seguendo le orme di Itard e Seguin che, prima di lei, avevano lavorato ad un “metodo” nel campo educativo. Entrambi, infatti, lavorando con bambini con difficoltà, avevano dovuto inventrare nuove modalità che prevedevano, ad esempio, la costruzione di materiale didattico specifico, che aiutò in maniera sorprendente lo sviluppo delle loro capacità.
Maria partì, quindi, dall’osservazione dei bambini “deficienti” e vide che, posti in un ambiente studiato per loro, con materiali di sviluppo ed affiancati da una maestra che li lasciasse liberi di esprimersi, riuscivano a canalizzare le loro energie ed a concentrarsi. Vedeva che dopo aver lavorato con concentrazione i bambini erano sereni, soddisfatti e felici.
I risultati furono che i bambini “deficienti” educati dalla Montessori raggiunsero e superarono il livello di conoscenza dei bambini coetanei “normali”.
Dopo questo successo Maria fu chiamata a dirigere, nel 1906, le scuole dell’infanzia nel quartiere di San Lorenzo, a Roma. Quartiere molto popolare, dove i bambini erano lasciati a loro stessi, senza educazione nè controllo da parte degli adulti. L’idea con la quale era stata chiamata era quella di riunire bambini nell’età prescolare in quella che fu chiamata da lei stessa “La casa dei bambini”.
La prima casa dei bambini sorse così in gennaio 1907 a Roma. I bambini erano una cinquantina, rozzi, goffi, spaventati e sospettosi.
Fu qui che Maria mise in atto il suo metodo, frutto di lunghe osservazioni e che in definitiva si basava su:
– l’ambiente adatto
– il materiale sensoriale o di sviluppo;
– un maestro umile

La miscela di questi tre elementi porta il bambino al massimo sviluppo, creando per lui un contesto in cui possa lavorare e concentrarsi, in cui raggiungere la normalizzazione, tramite la calma, il silenzio, l’autodisciplina, la ripetizione dell’esercizio, la libera scelta ed il controllo dell’errore.