Maria Montessori in principio presentò ai bambini i pochi oggetti che aveva usato qualche anno prima con i ragazzini “deficienti” del manicomio di Roma. Immediatamente la colpì il fatto che i piccoli li adoperavano da soli, ripetutamente e concentrandosi a lungo. Non occorreva che la loro attenzione venisse sollecitata di continuo e sostenuta, come era accaduto con gli altri. Si limitò dunque ad osservare il loro lavoro senza spingerlo in una direzione determinata e questo le permise a pieno di cogliere le capacità naturali di confronto e di astrazione dei piccoli, via via più affinate. L’indipendenza e la costanza nell’azione furono la prima emozionante scoperta dei nuovi bambini, e le sembrarono subito collegate alla possibilità di scegliere, alla non interferenza degli adulti e alla qualità degli oggetti proposti. Le qualità di questi materiali vennero sperimentalmente stabilite. Tutto il materiale venne infatti proposto ai bambini, e selezionato sulla base dell’accoglienza ad esso riservata.I materiali che non risultavano interessanti per i bambini e quelli che non sembravano favorire lo sviluppo, vennero quindi modificati o eliminati. Nell’accurata selezione dei materiali, Maria Montessori si proponeva uno scopo ben preciso, valido ancora oggi: il fine del materiale strutturato è quello di educare e raffinare i sensi, aiutare lo sviluppo psicofisico, costruire conoscenze, allargare il campo della percezione e offrire stimoli all’intelligenza. “L’educazione sensoriale è la ricchezza su cui il bambino costruisce la sua intelligenza.”
Quest’ultima, dunque, si sviluppa grazie all’esplorazione dell’ambiente, resa possibile, appunto, dai sensi.